Abel Balbo, il primo bomber della Roma di Sensi

Balbo Roma

Il gol come abitudine, in tutte le maniere. Abel Eduardo Balbo è il bomber di una Roma che non vince nulla, ma si prepara a vincere. Centravanti concreto, tipico animale d’area di rigore, vecchio stile. Bravo di testa, micidiale in contropiede, è un opportunista dal tiro potente. Nasce a Villa Constitucion, in Argentina, il 1° giugno 1966 ed è l’Udinese a portarlo in Italia, nel 1989. Mostra immediatamente di “vedere” la porta come pochi e nell’estate del ’93 viene acquistato dalla Roma, che lo soffia all’Inter. Balbo è il primo colpo di Franco Sensi, da poco diventato patron della società giallorossa.

Abel Balbo nazionale

Un giovane Balbo in nazionale nel 1989-90

Balbo, nella Roma in coppia con Fonseca

Con il suo capello lungo è inconfondibile, là davanti. Carlo Mazzone, appena insediatosi sulla panchina giallorossa, l’ha voluto fortemente. «A Roma mi sono trovato subito bene – racconta nel 2005 al Romanista – anche perché qui ci sono tifosi caldissimi, come quelli che avevo al River Plate». Si fa subito ben volere dal popolo giallorosso perché alla sua prima partita all’Olimpico, il 5 settembre 1993, contribuisce con un gol di testa sotto la Curva Sud al successo sull’odiata Juventus per 2-1. «Loro sbagliarono due rigori – ricorda Balbo a Roma Tv il 16 ottobre 2015 – ho segnato su corner, sotto la Curva Sud. Un debutto migliore era impensabile, è stato il massimo. Il sabato in cui provammo le palle ferme, Mazzone mi faceva andare sul primo palo e io volevo andare sul secondo, anche perché calciava Mihajlovic. Dopo una discussione mi disse di andare dove volevo, purché segnassi. E fu così. Dopo il gol andai correndo verso di lui. Fu l’intelligenza dell’allenatore ad apportare qualcosa in più, fummo gratificati».

Balbo RomaNel 1994 viene raggiunto dall’uruguaiano Daniel Fonseca con cui è destinato a formare un’eccellente coppia d’attacco. «Il mio rapporto con Fonseca era particolare – rivela Balbo a Roma Tv nel 2015 – eravamo due poli opposti ma molto amici. Andavamo molto d’accordo, stavamo insieme anche in camera. Vedevo più lui di mia moglie, stavamo sempre in ritiro. C’è stato feeling dall’inizio fuori e dentro il campo, ci completavamo alla grande. Abbiamo fatto grandi cose e dato tanto alla squadra». Fonseca in realtà, a parte qualche sprazzo, non renderà secondo le aspettative, condizionato da troppi problemi fisici. Giornata memorabile per entrambi è il 27 novembre 1994 quando la Roma del “catenacciaro” Mazzone batte 3-0 la Lazio del “moderno” Zeman. Dopo 2 minuti Fonseca scende sulla destra, crossa in mezzo all’area e Balbo colpisce di testa trafiggendo Marchegiani. «Auguro a tutti, come ho avuto la fortuna di fare io, di realizzare un gol sotto la Curva Sud in un derby. Una partita sentita, diversa», le parole dell’attaccante argentino 15 anni dopo. Al 25’ Cappioli raddoppia e in apertura di ripresa arriva il tris di Fonseca. E’ un trionfo giallorosso, indimenticabile.

Balbo cantante, ama i Beatles

In quella stagione Balbo realizza 22 reti con due triplette di cui una, il 12 febbraio 1995, che annienta l’Inter (3-1). Nelle sue prime cinque stagioni da romanista arriva sempre in doppia cifra per un totale di 78 reti in campionato. Molto religioso e sensibile, non si nega quando c’è da aiutare il prossimo. Nel gennaio 1996 fa visita a un bambino malato e suo accanito tifoso, che rifiuta le cure. Abel, in gran segreto, si presenta nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Bambin Gesù e porta al ragazzino un crocefisso, dei regali e una maglia della Roma. Passa tutta la mattinata con lui e finalmente il piccolo tifoso torna a sorridere e ad accettare le cure. Amante della musica e della chitarra. Ha un debole per i Beatles e, all’inizio del 2002, pubblica un disco per beneficenza esibendosi dal vivo al Big Mama, locale cult della Capitale.
Ogni tanto si lamenta, specialmente con gli allenatori: fatica un po’ con Mazzone all’inizio, romperà con Zeman e Capello. Anche con il presidente Sensi ha un rapporto inquieto: alterna momenti di grande vicinanza (aprono insieme un’attività commerciale in Argentina) ad altri di conflittualità. «Sensi? Lo ricordo con grande affetto – sono le parole di Balbo a Tuttomercatoweb il 17 agosto 2015 –  è stato per me più che un presidente, come un padre. Ricordo che, quando mi portò a Roma, mi aiutò a scegliere la casa, nel posto migliore dove prenderla. Un presidente d’altri tempi che non trovi più ormai».

Balbo Carboni

Balbo e Carboni

Il 5 ottobre 1997, all’Olimpico, segna la rete numero 100 in Serie A contro il Napoli e poco dopo anche la 101 e la 102. La Roma, quel giorno, vince addirittura 6-2. Balbo indossa la fascia di capitano, affidatagli in estate dal nuovo allenatore Zeman. Con il boemo però non lega: sbaglia molto sotto porta, è meno brillante fisicamente rispetto al passato e fatica a capire il nuovo gioco imposto dal tecnico. La rottura definitiva si consuma il 15 marzo 1998 quando al 42’ di Roma-Bari viene espulso il portiere Konsel e Zeman toglie l’attaccante argentino per inserire il secondo portiere Chimenti. Balbo, che aveva fornito l’assist per il gol di Paulo Sergio, oltre ad aver colpito un palo e una traversa, esce dal campo insultando Zeman e dandogli del laziale. Tre giorni dopo si becca 30 milioni di lire di multa (circa 15 mila euro) e un mese più tardi sbotta: «Soffro il calcio di Zeman, non lo capisco, mi trovo sempre con le spalle alla porta e il tecnico continua a ripetermi che è colpa mia, ma io non penso sia così. Con questo gioco è impossibile sfruttare al meglio le mie caratteristiche». Nell’estate successiva lascia la Città Eterna per Parma: «Quello (l’insulto nella partita con il Bari, n.d.a.) fu uno sfogo dettato dall’amarezza del momento – racconta nel 2005 – oggi con Zeman i rapporti sono cordiali. Tra noi non c’è stato mai rancore».

Ritorno a Roma con Batigol e scudetto

Nella primavera del 2000, quando è alla Fiorentina, ha un ruolo importante nella trattativa che porta Gabriel Batistuta a Roma. Lavora per Franco Sensi al fine di convincere il suo connazionale a venire nella Capitale. Balbo stesso poi torna a Roma, per giocare agli ordini di Fabio Capello. Vince lo scudetto del 2001, ma è un comprimario, dal momento che raccoglie soltanto due presenze. Ci rimane male e non la manda a dire: «Se la Roma dovesse vincere ciò che tutti ci auguriamo – dice il 29 maggio 2001, tre settimane prima della conquista del tricolore – festeggerò ugualmente. Però mi hanno ingannato: quando sono tornato alla Roma mi hanno detto che mi aveva voluto Capello, cosa poi smentita dalla realtà dei fatti: l’allenatore non mi ha mai fatto giocare, anche se sono in perfette condizioni fisiche». Rimane comunque un altro anno, giocando ancor meno nonostante l’esperimento, brevissimo, di impiego a centrocampo. A distanza di anni il ricordo di quel periodo si è addolcito: «Il mio ritorno nasce dal mio rapporto con Baldini, cercava di prendere Batistuta a tutti i costi – racconta Balbo a Roma Tv il 16 ottobre 2015 – ascoltava molto quello che gli dicevo, mi ha chiesto aiuto e l’ho aiutato. Ho insistito molto con Gabriel e alla fine è venuto. Alla Roma faceva comodo un attaccante di esperienza come me, anche se ho giocato poco. Ci siamo levati una grandissima soddisfazione: vincere lo scudetto con la Roma è particolare, lo auguro a tutti i giocatori che indossano questa maglia. Sono stato molto fortunato: è stata una festa durata tutta la notte, poi siamo andati a casa di Batistuta».

Balbo e Batistuta

Balbo e Batistuta nel 2000

Il rapporto con Totti

Nell’aprile del 2002 va a chiudere la carriera nel Boca Juniors, giocando soltanto quattro partite della fase a eliminazione diretta della Coppa Libertadores (due contro l’El Nacional e altrettante contro l’Olimpia) per poi appendere gli scarpini al chiodo un mese dopo. Il bomber buono e sensibile saluta. In eredità lascia un mare di bei ricordi e 78 gol ai tifosi giallorossi.

Balbo Totti

Balbo e Totti

Successivamente tenta la carriera di allenatore, guidando brevemente il Treviso in Serie B e, per due volte, l’Arezzo in Serie D. Non manca mai di ricordare la sua esperienza alla Roma, con il piccolo rimpianto di non aver giocato di più con Francesco Totti: «Nel secondo anno che ero a Roma giocai molto con lui – le parole di Balbo a Roma Tv nel 2015 – Fonseca spesso stava fuori. Si vedeva che era diverso, che sarebbe diventato un campione assoluto. Una persona straordinaria, sarò stato un suo punto di riferimento. Avere un attaccante  esperto, che aiuta, è importante. Ma ho fatto tantissimi gol perché lui mi ha agevolato con passaggi straordinari, purtroppo non abbiamo giocato tantissimo insieme, se avessi giocato 6-7 anni insieme a Francesco, avrei raddoppiato i gol fatti con la Roma».

 

Abel Balbo nel 2001-02

Abel Balbo nel 2001-02

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