Il nostro 1927. Roma, tifosi maturi e arbitri inadeguati

arbitri 1927

Venerdì 16 dicembre 1927. “L’Impero” in edicola commenta la conclusione del girone d’andata della Divisione Nazionale. La Roma, settima in classifica, viene inserita dal quotidiano capitolino tra le pretendenti al quarto posto, ultimo utile per accedere al girone finale per lo scudetto.

Positivo, finora, il comportamento dei tifosi sugli spalti: «La nostra grande maturità sportiva ha avuto conferma in questo primo periodo del campionato – si legge su “L’Impero” del 16 dicembre 1927 – non un incidente grave è venuto a turbare i vari incontri, sinora nessun articolo 17 (relativo alle sanzioni per le squadre ospitanti, n.d.r.) si è dovuto applicare, ciò significa che il nostro pubblico ha compreso la bontà e la disciplina del nostro giuco». 

Gli arbitri e le squadre romane

Note meno liete arrivano dalla direzioni di gara degli arbitri: «Non tutti hanno soddisfatto, le squadre romane in specie hanno potuto sentire il peso di un cattivo arbitraggio. Oggi l’unico organo che non funziona in questa vita calcistica è quello arbitrale, perché lasciato troppo arbitro… della situazione. Bisogna rivedere i quadri del Cita (Comitato Italiano Tecnico Arbitrale, n.d.r.) e, se del caso, rinnovare con fresche energie. Speriamo che nel girone di ritorno gli arbitri possano riabilitarsi soddisfacendo, almeno in parte, vincitori e vinti».

Nella foto all’inizio dell’articolo: Attilio Ferraris con un arbitro.

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