Carlo Ancelotti e la Roma, otto stagioni d’amore

Carlo Ancelotti

Per tanti, nella Città Eterna, Carlo Ancelotti resterà per sempre il “Bimbo”, a ogni età. Anima della Roma nel corso di otto stagioni ricche di soddisfazioni, tra il 1979 e il 1987, Carlo Ancelotti ha lottato e ha sofferto per la maglia giallorossa, indossando anche la fascia di capitano. Nato a Reggiolo (Reggio Emilia) il 10 giugno 1959, il piccolo Carlo ama subito il pallone sebbene mamma Cecilia lo voglia prete e papà Peppino lo veda bene a lavorare i campi. Si mette in luce nel Parma in Serie C (esordisce nel campionato 1976-77), disputa un’amichevole con l’Inter (il 21 maggio 1978, contro l’Hertha Berlino a Milano), ma la Roma del neopresidente Dino Viola riesce a battere la concorrenza, ingaggiandolo nel giugno del 1979.

Carlo Ancelotti

Ancelotti nella Roma del 1979-80

Carlo Ancelotti, l’arrivo in taxi senza pagare

Carlo Ancelotti

Ancelotti bambino

Nils Liedholm ha raccontato: «Andavo a vederlo, ma non ero convinto. Poi sono stato a casa sua, ho visto la sua famiglia, ho visto come obbediva a sua nonna e l’ho preso». I dubbi del Barone sono fugati, soprattutto, quando assiste allo spareggio per la promozione in Serie B tra Parma e Triestina, il 17 giugno 1979. Liedholm e Viola sono in tribuna e il Parma vince 3-1 grazie a una doppietta nei supplementari proprio di Ancelotti. «Lo voglio», sussurra l’allenatore svedese al patron della Roma. Viola sborsa al presidente del Parma, Ernesto Ceresini, 300 milioni di lire più le comproprietà di Walter Casaroli e del portiere Alessandro Zaninelli. Valutazione totale stimata: 750 milioni di lire. Il primo giorno in giallorosso è legato al celebre episodio del taxi. E’ il 20 luglio 1979: rientrato delle vacanze a San Benedetto del Tronto, Carlo Ancelotti, non abituato al caos metropolitano, rimane bloccato a via del Corso nel traffico, parcheggia l’automobile e prende un taxi. Il nuovo arrivato deve raggiungere in tempo la sede, a via del Circo Massimo, per il raduno d’inizio stagione. All’arrivo a destinazione il taxi di Ancelotti è circondato da una folla festante e Carletto è tirato fuori dalla macchina quasi di forza. Il tassista chiede al giocatore di pagare la tratta, ma i tifosi si arrabbiano: «Il bimbo non deve pagare», urlano, mentre l’automobile inizia a ondeggiare paurosamente per la spinta della gente. «Qui si mette male», sussurra il tassista che rinuncia ai soldi che gli spettano, spinge sull’acceleratore e fugge via.

Carlo Ancelotti

Contro il Cagliari nell’anno del secondo scudetto

Esordio con gol in nazionale

Ancelotti diventa così il “Bimbo”, nomignolo che sopravvive tuttora quando torna nella Capitale e incontra i vecchi amici. Liedholm punta senza esitazione su questo 20enne dalle guance rosate. Il primo gol in Serie A arriva già alla seconda giornata di campionato, il 23 settembre 1979, nel 3-2 in trasferta sul Pescara. Carlo Ancelotti colpisce con un bel destro dopo un batti e ribatti in area di rigore. Tre mesi dopo esordisce nella nazionale under 21 olimpica. La stagione si conclude con la vittoria della Coppa Italia contro il Torino, ai rigori, di cui l’ultimo trasformato proprio da Ancelotti.

Carlo AncelottiNell’80-81 gioca con la tranquillità di un veterano al fianco del nuovo arrivato Falcão e, grazie alla sua qualità, si guadagna l’esordio in nazionale. Il 6 gennaio 1981 è in campo a Montevideo contro l’Olanda, nella Copa de Oro (una sorta di Mundialito per nazioni), e dopo appena 7 minuti segna con un bel destro, servito dal compagno giallorosso Pruzzo. Peters pareggia per gli olandesi, Ancelotti è felice ma non si scompone più di tanto: «Non mi sono emozionato – dice a fine gara – con il gol è stato tutto più facile, ma al momento non mi ero neanche accorto che la palla fosse entrata». La sua Roma sfiora lo scudetto, penalizzata dal famigerato gol annullato a Turone che consegna il titolo alla Juve, ma almeno rivince la Coppa Italia, ancora battendo il Torino ai rigori. Nel cammino verso la coccarda tricolore risulta decisivo un gol di Ancelotti in semifinale, che permette di battere proprio la Juventus a Torino. Il “Bimbo” segna inoltre il primo dei rigori decisivi nella finale contro il Toro.

Un ginocchio rotto e l’amore

La sfortuna però è dietro l’angolo: il 25 ottobre 1981, al 10’ di Roma-Fiorentina, subisce un contrasto non particolarmente duro di Casagrande, che lo spinge da dietro, all’altezza dell’intersezione dell’area di rigore viola con la linea di fondo. Carletto cade male e inizia a urlare disperatamente: «Mi è uscito il ginocchio, mi è uscito il ginocchio». In poco più di due mesi si riprende, ma alla vigilia del ritorno in campo, il 5 gennaio 1982, si fa male di nuovo all’articolazione (la destra) ed è costretto ad operarsi. Si ferma, in totale, per 357 giorni. Rientra in tempo per essere protagonista nella cavalcata che porta alla vittoria dello scudetto romanista nel 1983. Ancelotti, nella stagione tricolore, colleziona 23 presenze e 2 reti, contro l’Ascoli e il Napoli.

La donna di gran parte della sua vita è Luisa Gibellini, di Parma, esuberante, pilota di elicotteri e portiere di calcio femminile. Si sposano il 26 giugno 1983, qualche settimana dopo la conquista dello scudetto. La famiglia si arricchisce ben presto di due figli: Katia, nota per aver partecipato al programma tv “Amici”, e Davide, che tenta invano la carriera di calciatore, poi si laurea in scienze motorie e diventa preparatore atletico, lavorando anche con papà nel Real Madrid. L’amore tra Carlo Ancelotti e Luisa Gibellini dura, tra alti e bassi, per 27 anni, fino alla separazione consensuale, siglata senza traumi in un giorno di fine giugno del 2010. Ancelotti si risposerà nel luglio 2014 con la canadese Mariann Barrena McClay.

Luisa Gibellini

Ancelotti con la prima moglie Luisa

Il secondo infortunio e l’addio alla Roma

Rientrato dal suo primo grave infortunio, il romanista viene richiamato in azzurro dal commissario tecnico Enzo Bearzot, che cerca di rinnovare la nazionale demotivata e in crisi dopo il successo mondiale del 1982. La cattiva sorte però è nuovamente in agguato: il 4 dicembre 1983, in occasione di Juventus-Roma (finita 2-2 col famoso gol in rovesciata di Pruzzo), Carlo Ancelotti, dopo 30 minuti, poggia male la gamba sinistra e si rombe il ginocchio: secondo infortunio e altri 325 giorni di stop. Quando torna in campo sembra passata un’eternità: la Roma ha perso la Coppa dei Campioni contro il Liverpool, Liedholm e Di Bartolomei sono andati al Milan e sulla panchina giallorossa c’è Sven Goran Eriksson. Lo si rivede per la prima volta in Coppa delle Coppe, il 24 ottobre 1984, per Roma-Wrexham 2-0.

Eriksson Ancelotti

Eriksson e Ancelotti

Non ha più la velocità dei tempi d’oro, fuori dal campo a volte sembra claudicante, caracolla, eppure rimane un centrocampista completo, efficace, bravo nelle geometrie e all’occorrenza cattivo. Nel 1986 vive la bruciante delusione dello scudetto perso per colpa della sconfitta con il Lecce ultimo in classifica, viene convocato per i Mondiali in Messico, ma non scende mai in campo. L’addio alla Roma si consuma l’anno successivo. Viola deve far quadrare i conti e decide di sacrificare proprio Carlo Ancelotti, nonostante le vibranti proteste dei tifosi giallorossi. Il Milan si fa avanti e lo acquista pagando 5 miliardi e 800 milioni di lire. Una parte della Curva Sud rimprovererà a lungo al presidente Viola la cessione del capitano romanista. Ancelotti gioca cinque anni nel Milan vincendo scudetti, Coppe dei Campioni e Coppe Intercontinentali prima di lasciare, per colpa delle ginocchia scricchiolanti, nel 1992, a 33 anni. Il 17 maggio 1992 gioca la sua ultima partita, a San Siro, segnando una doppietta contro il Verona allenato da Nils Liedholm, il suo grande maestro.

Nela Ancelotti

Nela e Ancelotti

Il legame con i colori giallorossi

Carlo Ancelotti

Alla festa degli 80 anni della Roma

Diventa un eccellente allenatore lontano dalla Capitale (guida, tra le altre squadre, Juve, Milan, Chelsea, Psg, Real Madrid e Bayern Monaco) ma non dimentica mai gli otto campionati in giallorosso. «Prima o poi il calcio dà la possibilità di una rivincita. Io l’ho avuta, spero l’abbiate anche voi» dice il 26 luglio 2007 allo Stadio Olimpico. Carlo Ancelotti in quel momento è l’allenatore del Milan, ma per qualche ora è tornato a vestire la maglia giallorossa per la festa degli 80 anni della Roma. E’ commosso e il suo pensiero va a quella finale di Coppa dei Campioni persa il 30 maggio 1984 contro il Liverpool, in quello stesso stadio. Ancelotti non era in campo a causa del secondo infortunio alle ginocchia, ma ricorda benissimo il dolore vissuto quel giorno da tutti i suoi compagni e dai tifosi. Lui la rivincita l’ha avuta, proprio contro il Liverpool, che prima ha strappato al suo Milan un’incredibile Champions League nel 2005 (da 3-0 per il Milan a 3-3 e sconfitta rossonera maturata ai rigori) poi però è crollato sotto i colpi di Pippo Inzaghi nel 2007 (2-1 per il Milan).

Anche quando approda alla panchina del Chelsea, nell’estate del 2009, Carlo Ancelotti non dimentica la sua militanza romana. Deve superare il rito di iniziazione che i “Blues” riservano ai nuovi arrivati: cantare una canzone davanti a tutti, su una sedia. Ancelotti ci pensa un attimo e poi parte con “La società dei magnaccioni”, un classico della Roma popolare. Quella Roma che lo aspetta un giorno in panchina. Magari, chissà, proprio per vivere finalmente la rivincita di quel tremendo 30 maggio 1984.Carlo Ancelotti

Carlo Ancelotti

Ancelotti il giorno dell’arrivo al Chelsea

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